Un meraviglioso Capodanno a Ferrara… con Giovanni Boldini

Il mio Capodanno a Ferrara è stato davvero speciale! Ferrara è una città particolare, che racchiude qualcosa di magico e romantico. Siamo arrivati il 31 dicembre, abbiamo lasciato la mia macchinina in un parcheggio pubblico ma… a pagamento che si trova vicino al centro, il costo non è eccessivo, 0,50 centesimi all’ora fino ad un massimo di 2 euro giornaliere… direi piuttosto accessibile per una città d’arte e turistica. Abbiamo quindi salutato la mia “dolce” Nuova Fiesta e ci siamo diretti a piedi verso l’hotel. Per fortuna avevo scelto una valigia con le rotelle, me l’avevano appena regalata i miei per il mio compleanno e quindi sono riuscita a portarla facilmente ed in 15 minuti a piedi siamo arrivati alla nostra dimora.

L’ Hotel De Prati è molto comodo, dall’aria familiare, si trova in posizione centrale a due passi dal Castello Estense. Appena entrati ci ha accolto un signore molto gentile che ci ha dato le chiavi della camera e la piantina della città. Simo saliti al terzo ed ultimo piano e siamo entrati nella nostra cameretta, molto intima ed accogliente, con il letto ad una piazza e mezzo ed il soffitto leggermente inclinato, come in una mansarda, sembrava proprio di essere in una casa. All’interno dell’hotel ci sono quadri appesi dappertutto, nei corridoi, per le scale, nelle sale comuni e nelle camere, infatti spesso ospita mostre d’arte contemporanea. Vicino all’ingresso è possibile sfogliare riviste sull’arte come Exibart e Grandi Mostre. I quadri esposti si possono anche acquistare.

Dopo aver lasciato le nostre valigie in albergo siamo usciti a visitare la città. Purtroppo il tempo non era molto favorevole, infatti per tutto il week end ha piovigginato, soltanto domenica è tornato il sole ma la pioggia non ci ha fermato, eravamo ben equipaggiati con ombrello, cappello, sciarpa e guanti. Quel pomeriggio abbiamo passeggiato nel ghetto ebraico dove la strada è fatta di pietre che rendono il tutto molto suggestivo. In via delle volte un tempo passava il fiume Po’, è stata chiamata così proprio perchè è piena di volte che si susseguono dove una volta gli abitanti passavano per tornare a casa. In questa strada ora ci sono tante osterie carine dove è possibile degustare piatti tipici della tradizione ferrarese. La prima sera abbiamo cenato all’Ostera delle Volte che indovinate… dove si trova??!! Proprio in via delle volte. ero cuoriosissima di assaggiare i famosi cappellacci di zucca… buoni anche se hanno un sapore un po’ particolare… dolciastro.

A mezzanotte ci siamo diretti in piazza ed abbiamo assistito all’attesissimo spettacolo dell’Incendio del Castello, appuntamento di tutti i ferraresi ad ogni Capodanno, si tratta di uno spettacolo pirotecnico molto suggestivo, sembra proprio che il Castello vada a fuoco. La serata è continuata con musica anni ’70, ’80 e balli di gruppo in piazza. Ci siamo proprio divertiti ed abbiamo ballato per tutta la notte.

Il 1° gennaio abbiamo passato la giornata alla mostra di Giovanni Boldini allestita a Palazzo dei Diamanti. Una mostra temporanea intitolata “Giovanni Boldini nella Parigi degli impressionisti”.

La sera abbiamo cenato in un ristorante elegante dove ho assaggiato un piatto davvero buono e curato, i cappellacci di pecorino con funghi, servito alla maniera della nouvelle cuisine. Un’altra osteria che vi consiglio è l’ Osteria Balebuste che si trova nel quartiere ebraico, in stile rustico, un ristorante piccolo ed accogliente, l’ideale per chi desidera assaggiare piatti tipici rivisitati. Il piatto che ci ha colpito di più sono i maccheroni pasticciati, ci si aspetterebbe un piatto fumante di maccheroncini al ragù, invece non è proprio così… sono dei maccheroni all’interno di una crosta come una specie di sformato, un piatto dall’aspetto particolare ma buono.

Insomma Ferrara è una città ricca di posti da visitare, tra i luoghi che ci riconducono agli Estensi come il Castello, Palazzo Schifanoia (una delle famose delizie della famiglia d’Este), la dimora della Marfisa D’Este e tanti altri ancora. Tra i musei d’arte antica con la storia di San Giorgio e il Drago e con tutte le Osterie … non ci si annoia proprio. Una mattina siamo andati a fare colazione in un piccolo bar in stile english, che aveva delle brioches favolose e c’era una musica bellissima, quella dei Dire Straits, ottimo per inziare la giornata di buon umore. Ci sarebbe ancora tanto da raccontare ma lascio il resto alla vostra immaginazione, così sarete ancora più curiosi di andare a Ferrara.

A Gradara, la mostra più romantica dell’anno.

cf523b0b24 - CopiaGradara, fino al 2 novembre, ospita la mostra Baci Rubati. Storie d’Amore tra Arte e Letteratura, dove si può ammirare una speciale selezione dei più famosi baci della letteratura.

Baci degli sventurati amanti, protagonisti di amori contrastati o negati sul nascere, vittime incolpevoli di un destino sublime e struggenti eroi dell’amore romantico. La mostra è occasione imperdibile per un viaggio sentimentale tra i baci rubati – non legittimi, ma furtivi e colpevoli –  di amori impossibili e per questo ancora più affascinanti.

E nella galleria di baci ottocenteschi protagonista su tutti è, non a caso, il bacio tra Paolo e Francesca, i tragici amanti cantati da Dante, che la leggenda vuole scambiato proprio nelle stanze della Rocca, la quale, alla fine del XIII secolo era una delle residenze più frequentate dai Malatesta, famiglia a cui apparteneva anche Gianciotto, marito di Francesca.

Al bacio più celebre della letteratura italiana fa da preludio il dolce bacio del libro “galeotto” di Ginevra e Lancillotto, al quale è dedicato il dipinto di uno dei più grandi artisti napoletani, esponente del realismo visionario: Domenico Morelli. Paolo e Francesca sono raffigurati nell’attimo del bacio nelle pregevoli opere di Amos Cassioli, Ludovico Cremonini e Giuseppe Poli.

Intenso e tragico è anche il bacio di Giulietta e Romeo nella versione di Gaetano Previati, massimo esponente del Divisionismo, già testimone di spicco della Scapigliatura, che restituisce in questo caso un’immagine di marca preraffaellita ad attestare la complessità della sua formazione pittorica.

Lo stesso soggetto è trattato anche da Francesco Hayez, presente in mostra altresì con l’acquerello Il bacio, prima redazione della nota opera del 1859.

Sventurati ed estenuati baci, dati in punto di morte, sono anche quelli di Tristano e Isotta, di Imelda de’ Lambertazzi e Bonifacio de’ Geremei, nonché il bacio adulterino di Ugo e Parisina.

Una visita alla mostra farà rivivere storie di amori sublimi e appassionati in un contesto unico: negli anni ’20 del secolo scorso la Rocca di Gradara è stata oggetto di un’interessante operazione di restauro ‘in stile’, ispirato alla vicenda dantesca e realizzato sulla scia delle suggestioni dannunziane, con il contributo di importanti studiosi e artisti.

Fortemente voluta dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche-Urbino, per impreziosire il ricco programma di attività di valorizzazione della Rocca di Gradara, attualmente monumento più visitato nella regione, allestita in collaborazione con il Comune di Gradara e Gradara innova, la mostra trova in essa un’ambientazione estremamente suggestiva che permette l’esposizione di quelle opere che possono essere considerate emblematiche del periodo storico e della situazione culturale nella quale la fortezza/residenza malatestiana riprese vita.

 Un video, curato da Gianni Canova completa l’esposizione, ripercorrendo la storia dei più famosi baci della cinematografia italiana.

Orari:
lunedì: 8.30 – 14.00 (la biglietteria chiude alle 13.00)
da martedì a domenica: 8.30 – 19.15 (la biglietteria chiude alle 18.30)

Biglietti:
Intero: € 6,00
Ridotto: € 4,00
biglietto comprensivo di visita alla Rocca

Informazioni e prenotazioni biglietti:
tel: +39 0541-964697 – +39 06-32810
http://www.bacirubatigradara.com
Gebart spa:
Via Prenestina, 685
00155 Roma
Informazioni generali: servizimusei@gebart.it

Prenotazione gruppi:
fax: +39 0541 964697

Servizio ufficiale prenotazione biglietti:
http://www.gebart.it

Pomeriggio romantico tra Montecerignone e Pennabilli

Cosa c’è di più bello di un pomeriggio romantico visitando borghi e colline? Il mio pomeriggio è stato veramente suggestivo, siamo partiti da Pesaro alla scoperta di Montecerignone, piccolo borgo situato al centro de13092009(006)l Montefeltro, sporge su uno sperone di roccia nel mezzo di una piccola valle dove il fiume Conca si adagia. E’ facilmente raggiungibile da Pesaro (48 km), Rimini (36 km) ed Urbino (40 km). Il paese presenta ancora intatta la struttura urbanistica quattrocentesca. Al centro si trova Piazza Clementina, che ricorda i natali di Giovanni Vincenzo Ganganelli, il futuro Papa Clemente XIV. Percorrendo il “vicolo” si trovano quasi allineate la Chiesa di S. Caterina fatta erigere dai Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, la seicentesca Chiesuola di S. Maria del Soccorso dove si conservano una Madonna in trono e due tele ogivali attribuite al Vivarini, infine la Chiesa Parrocchiale di S. Biagio, patrono del paese e protettore della gola (festeggiato il 3 febbraio), dove viene conservata una preziosa Croce Latina del XII secolo che la tradizione vuole portata dai Crociati di ritorno dalla Terra Santa da cui ebbe origine l’antichissima Fiera di S. Croce del 4 Maggio (ora prima domenica di maggio). Notevole è la Rocca, le cui origini rimontano al XII secolo, ben conservata, che attualmente ospita il municipio.  Montecerignone è famosa per la rievocazione storica Mons Cerignonis che si svolge nel mese di luglio, si tratta di un evento medioevale con corteo, palio dell’uovo, cantine medioevali, mercato duecentesco e botteghe artigiane.

Dopo un bella e romantica passeggiata all’interno del borgo abbiamo ripreso la guida della nostra lancia Y e ci siamo diretti verso Pennabilli, dove vive Tonino Guerra. Passeggiando per il paese ci siamo accorti subito della presenza del poeta, infatti  in ogni vicolo sono impresse le sue dediche. Pennabilli è considerata la Capitale religiosa del Montefeltro è situata a 629 mt sul livello del mare, sulle pendici occidentali del Monte Carpegna degradanti verso il fiume 13092009(014)Marecchia. Edificata sulle emergenze rocciose della Rupe e del Roccione è una caratteristica cittadina dall’impianto medioevale. Deve il suo assetto urbano all’unione di due antichi castelli, quello dei Billi sopra la Rupe e quello di Penna sopra il Roccione. Nel corso del 1300 i due comuni autonomi di Penna e Billi si uniscono, dando luogo ad una sola entità comunale, come raffigurato nello stemma civico ove si vedono due torri sormontate dall’aquila feltresca. L’appartenenza al Ducato d’Urbino segna il destino marchigiano del centro, realizzando quel legame costante della comunità pennese con la famiglia dei Montefeltro prima e dei Della Rovere poi. Nel 1572 Gregorio XIII trasferisce da San Leo la sede della Diocesi del Montefeltro, oggi denominata S. Marino Montefeltro. La presenza della diocesi caratterizza fortemente la cittadina dal punto di vista urbano: la Cattedrale, il Santuario di Sant’Agostino con il monumento della Madonna delle Grazie, il Convento delle Agostiniane, la Chiesa e l’Ospedale della Misericordia, so13092009(024)no beni culturali che ancor oggi possiamo ammirare. Se vi capiterà di andare a Pennabilli vi consiglio di fare un passeggiata fino al monastero agostiniano, è molto suggestivo, sembra un borgo all’interno del borgo. Dal monastero si può arrivare fino alla cima del monte, dove si trova la croce. Il monastero è stato costruito nel secolo XVI sulle rovine del Castello di Billi, in seguito a donazione della famiglia Lucis il cui stemma è situato all’interno della porta. Il paese di Pennabilli è famoso anche per il festival internazionale degli artisti di strada, Artisti in piazza che si svolge a fine maggio. Il nostro pomeriggio è terminato con una cenetta romantica all’osteria “Al Bel Fico”, ristorantino situato all’interno del borgo la cui specialità è la piadina!

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