Un blog per Gradara

Il comune di Gradara ha il piacere di comunicarvi la nascita di un blog tutto dedicato al   nostro affascinante borgo medievale gradaracapitaledelmedioevo.wordpress.com. Il blog si rivolge a tutti coloro che desiderano essere sempre aggiornati sugli eventi, sulla storia e sulle curiosità di Gradara. Una sezione è dedicata alle immagini dove sono state pubblicate anche le foto dei “fan” di facebook, un’altra ai video, una è dedicata alla storia e alla leggenda di Paolo e Francesca, una all’Assedio al Castello dove si possono trovare tutte le informazioni in merito alla famosa rievocazione storica del 1446 ed un’altra sezione è dedicata agli eventi. Il blog non è una semplice vetrina ma un mezzo per dialogare con gli utenti del web che possono trovare le informazioni che desiderano e lasciare i propri commenti.

Continua a leggere

Annunci

In Africa l’ottimismo arriva dal web

Ciao, ecco un post interessante sull’Africa e sul web tratto dal blog http://www.cultur-e.it . Mi piacerebbe tanto sapere che cosa ne pensate, inserite pure i vostri commenti!!! 🙂

“Il futuro di Internet sta accadendo in Africa, ora”. Ad affermarlo è un gruppo di blogger e scrittori africani che ho incontrato lo scorso ottobre al Festival di Internazionale a Ferrara. Una frase decisamente forte e spiazzante per chi è abituato ad associare il continente nero a immagini di savane, animali selvaggi e società fortemente legate alle tradizioni, che a fatica sopravvivono in condizioni di estrema povertà e sottosviluppo. Se certamente non si possono cancellare le problematiche che affliggono l’Africa e la sua gente, è anche vero che negli ultimi dieci anni la Rete locale ha compiuto passi da gigante, tanto da registrare percentuali di crescita di gran lunga superiori alla media mondiale.

Secondo l’Internet World Stats, se gli africani che oggi hanno accesso al Web sono solo il 6,8%, tra il 2000 e il 2009 il numero di utenti è comunque cresciuto del 1.392,4%, contro il 367,5% della media mondiale. Un risultato superato solo dal Medioriente (1.648,2%) e molto lontano dai numeri ormai fermi alle tre cifre di Asia, Nord America ed Europa.

Risultati che fanno ben sperare e che attirano gli interessi di investitori e aziende del settore perché, su una popolazione che rappresenta il 14,6 % del totale mondiale, il continente più antico del mondo appare a molti la nuova frontiera del Net. A confermarlo è anche la creazione di importanti dorsali Internet che collegano l’Africa all’America Latina e all’Asia, senza dover passare per il Nord America o l’Europa e senza ricorrere al più costoso sistema satellitare. Pionieri nel settore sono stati il Sudafrica e il Senegal. Nel 2003 a Dakar è stato realizzato un progetto congiunto con il Brasile per collegare i due paesi attraverso un cavo sottomarino. Dal Senegal, il cavo ha poi raggiunto Mauritania, Mali, Gambia, Guinea. Nello stesso tempo, la Telecom sudafricana ha investito in un cavo transcontinentale da Sud a Nord, passando per 11 paesi della costa occidentale. Nel 2009 è stata invece la volta della costa orientale, che grazie alla società tanzanese Seacom è stata raggiunta da 17.000 chilometri di fibra ottica che ha permesso la comunicazione digitale tra Sud Africa, Tanzania, Kenya, Uganda, Mozambico, Europa e Asia.

È nata così una nuova autostrada del Web, questa volta africana, con benefici immediati per alcuni enti e aziende, come i 24 campus dell’African Virtual University, a ovest, compagnie elettriche, dei trasporti e di telecomunicazioni, oppure le università di Dar es Salaam e di Dodoma, a est. Abbandonati modem e kilobite, anche gli utenti privati delle grandi città come Kigali, Johannesburg o Nairobi ci sono entrati per correre a banda larga. Connettendosi da casa o dai Telecenter, punti di accesso pubblico alla Rete dove si offrono servizi e corsi, oggi studenti, medici, giornalisti, blogger ma anche commercianti e tuareg ricorrono a pagine html per svolgere il loro lavoro, farne uno strumento di informazione, impegno civile ed espressione di se stessi, o semplicemente per divertirsi. Perché come sostiene Ory Okolloh – avvocato, attivista e blogger keniana incontrata a Ferrara – “certamente l’Africa è un grande dramma e può sembrare strano parlare di tecnologia quando la gente non ha da mangiare, ma è anche vero che le persone sono tante e diverse e chi può permetterselo ha diritto di usufruire di strumenti avanzati per informarsi o per svagarsi. Se li usate tutti voi, perché non dovremmo frequentare anche noi Facebook e Twitter o scaricare giochi e video?”

Oltre al suo blog personale Kenyan Pundit, ricco di riflessioni sul suo paese e sulle nuove tecnologie in Africa, Ory è la fondatrice di Mzalendo, un sito realizzato insieme ad alcuni connazionali per monitorare l’operato del parlamento in Kenya e dare alla società civile uno strumento di controllo critico e di valutazione delle azioni dei deputati. Altra sua creazione è Ushahidi, una piattaforma nata per aggregare e monitorare le informazioni durante situazioni di crisi. Si basa su segnalazioni geolocalizzate inserite dagli utenti e verificate dalla redazione, che poi le arricchisce di report e approfondimenti. Nata in occasione della crisi politica in Kenya dopo le ultime elezioni, oggi Ushaidi viene usata anche in Messico, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica, India, Gaza e da pochi giorni anche ad Haiti, dimostrando come l’Africa sia in grado di produrre tecnologia, non solo di consumarla.

Tecnologia anche mobile, perché dove non arriva la fibra ottica ci pensa il telefonino di terza generazione. È l’assunto di base di Voices of Africa un progetto ideato dal giornalista ruandese Olivier Nyirubugara che forma ragazzi e ragazze alla professione di reporter, dotandoli di un cellulare collegato al Web tramite GPRS, da cui possono inviare notizie e aggiornamenti dai loro villaggi o dalle comunità rurali. L’obiettivo è duplice: fornire alle nuove generazioni conoscenze ed esperienze formative nel campo dei media e offrire al pubblico un sito di informazione libera, indipendente e locale. Al momento la copertura dei Paesi è limitata a Kenya, Rwanda, Ghana, Camerun, Tanzania, ma l’intenzione è di estenderla a tutto il continente.

La Rete africana non è solo di impegno civile, ma anche di creatività, svago e relazioni. A provarlo sono ad esempio Africaknows, il sito di fotogiornalismo africano che racconta il continente con gli occhi e la sensibilità delle persone che lo vivono ogni giorno, e Mashada una piattaforma di comunità online con forum, blog, chat e twitter. E se su un continente con oltre 2.000 lingue la comunicazione può diventare un problema, anche sul Web, progetti multilingua come Maneno (che in Swahili significa ‘Parole’) danno voce a blogger e scrittori dell’Africa sub sahariana offrendo lo stesso contenuto in più traduzioni, non arrivando alle 2.000 possibili, ma inserendone nove, le più utilizzate.

È chiaro che si è ancora lontani dal superare il digital divide e che non sono state messe a frutto tutte le potenzialità e opportunità del mezzo (si pensi alla telemedicina, all’educazione a distanza o all’informazione libera, di vitale importanza per campagne e regioni povere, in cui si vive in condizioni di maggiore difficoltà e isolamento). Ad ostacolare un uso diffuso di Internet sono la scarsa alfabetizzazione informatica, alti costi dei servizi di connessione e delle tariffe di telefonia locale, la carenza di energia elettrica o di banda nelle zone lontani dai principali centri. La sfida non è ancora stata vinta, ma un vento di ottimismo soffia tra le maglie del Web e il popolo della Rete africana è pronto a prendere il volo.

Noi di Cultur-e lo seguiremo, tornando con altri articoli e segnalazioni.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: